Cantine


Da oltre 25 anni lavora in questo mondo affascinante. Si è diplomato nel 1983 a Siena ed ha iniziato a lavorare come collaboratore di Giulio Gambelli, occupandosi di svariati progetti nei territori di Montalcino, Chianti classico, Scansano, Montefalco, Conero e Romagna. È membro delle commissioni di assaggio del Chianti Classico D.O.C.G. e del Morellino di Scansano D.O.C.
Molti sono i vini, prodotti sotto la sua consulenza, che hanno ottenuto importanti riconoscimenti nell'ambito delle maggiori riviste specializzate nazionali e internazionali. Tra questi: 100/100 Wine Spectator con Brunello di Montalcino D.O.C.G. Madonna del Piano 2001, Valdicava. Tre volte "one of the top 100 wines in the world" su Wine Spectator con Alto Las Hormigas. Oltre 95/100 su Wine Spectator con Valdicava, Rocca di Montegrossi, San Giusto a Rentennano, Salvioni, Arnaldo Caprai e altri produttori italiani.
"Posso dire di essere stato uno dei primi a credere negli Autoctoni (già nel 1988 mi cimentavo con il Ciliegiolo e il Canaiolo oltre che con il Sangiovese); oggi devo dire che sono affascinato più dal connubio tra Vitigno-Territorio-Uomini che non da un singolo fattore. Vini buoni se ne fanno in ogni parte del mondo, ma la personalità che si può tirar fuori da un territorio è unica e questa è la sfida che ancora mi dà l'entusiasmo di cimentarmi con questa materia.
Una volta mi chiesero che cosa faceva l'enologo ed io risposi, scherzosamente, che doveva rovinare il meno possibile la frutta che la natura gli dava in mano; oggi questa frase la riprendo con maggior consapevolezza e credo che l'enologo bravo sia colui che riesce a portare in bottiglia la maggior percentuale possibile del potenziale frutta che gli è dato, e questo è tutt'altro che scontato!"

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sul terroir Bolgheri

"Tutta la mia storia è nata dalla passione profonda per la terra, che sentivo come un compito, e dall'amore per una donna grande, Lucia, che fin dall'inizio mi ha accompagnato nelle mie scelte e con cui nel tempo ho costruito una numerosa famiglia. Ho voluto correre il rischio che queste attrattive diventassero la mia vita, nella loro profonda unità, e ora ne guardo i frutti con gratitudine".

Per Michele esiste un trinomio imprescindibile alla base della creazione di un vino indimenticabile: un vigneto, un'uva, una vinificazione. Il compito del vino è essere sé stesso.
"Nessun uomo di terra fa il vino per il gusto del pubblico e le esigenze del mercato, compito che lascia volentieri agli imprenditori. Il vino non è il risultato di un procedimento chimico ma di una trasformazione naturale dell'uva, e le aspettative di un vero vigneron non dovrebbero mai contemplare il vino della tradizione, del futuro, dell'innovazione, del chissà che cosa, ma solo il vino che la natura ti permette di fare, anno dopo anno, dopo che ti sei applicato duramente al lavoro in vigna.
"La passione per la terra, che nel 1974 mi aveva portato da Varese a Castagneto Carducci dopo la laurea, il fascino di un prodotto che esprime tecnica e cultura, l'intuizione di essere in un ambiente di altissima vocazione enologica e l'incontro con l'enologo Attilio Pagli, tuttora nostro caro collaboratore ed amico, mi spingono a diventare un produttore di vino".Nel 1988, dopo un primo faticoso periodo iniziato nel 1984 e legato ad affitti precari, si costituisce il primo nucleo dell'azienda, con l'acquisto del miglior terreno disponibile e la costruzione della funzionale cantina. Con la vendemmia del 1990, che rivela le grandi potenzialità del Sangiovese - vitigno nella cui potenzialità Michele ha creduto fin da subito -, inizia a curare l'affinamento del rosso con il rovere: all'inizio con i carati da 220lt., dal 1992 anche con botti da 10 a 35ql.
Nel 1991 impianta il suo primo vigneto (ha.15) sperimentando, oltre al Cabernet e al Merlot, di sicura grande espressione nella zona di Bolgheri, e al Sangiovese, vino che predilige, le potenzialità del Syrah.
Nel 1997 acquista i vigneti "Castagni" e "Poderini" confinanti con la sua proprietà, consolidando l'azienda e ampliando la cantina: ricava, costruendo sotto la collina e a contatto con la roccia, substrato dei suoi terreni, uno spazio finalmente adeguato all'elevazione del vino in barrique.
Solo dalla vendemmia 2004 ottiene il primo Sangiovese da un vigneto "piantato" con le sue mani. Prima di produrre dal "suo" aspetta, come si capisce dalle date, un bel po' di anni. "Per me una buona vigna, per cominciare a dare il meglio, deve avere una decina d'anni". Dieci anni ma mica così, solo d'attesa. "Certo, poi in vigna bisogna starci comunque tutti i giorni, ascoltare la natura, curare le piante, farle crescere, trasformarle, per mettere in luce il loro talento originale e quello della terra".
Negli ultimi dieci anni si è raggiunto il dimensionamento definitivo dell'azienda di 35 ettari, tutti di proprietà.
I vitigni disponibili
in Bolgheri
Michele Satta